Notizie

Calcio, domani anticipi a Thiesi e Porto Torres


Oggi, 18:00
meteo N-NO
15°C 11Km/h
Domani, 00:00
meteo S-SO
12°C 7Km/h
Domani, 06:00
meteo SO
13°C 6Km/h
Domani, 12:00
meteo O-SO
22°C 18Km/h
Domani, 18:00
meteo SO
15°C 8Km/h
meteo S-SO
17°C 11Km/h
meteo N-NE
15°C 12Km/h
meteo NO
16°C 13Km/h
meteo N-NE
15°C 12Km/h
meteo NO
16°C 13Km/h
meteo NE
15°C 12Km/h
meteo N-NO
15°C 7Km/h
meteo N-NO
15°C 7Km/h
meteo NO
16°C 13Km/h
meteo NO
16°C 13Km/h


Paese

Dati Generali
Il paese di Thiesi
Thiesi è un piccolo centro nel cuore dell’altopiano calcareo situato nel Logudoro, a qualche decina di chilometri a sud di Sassari. É un centro abbastanza fiorente, in virtù, soprattutto, delle attività di commercio dei tipici prodotti agropastorali, a partire dai formaggi. Nella storia sarda, Thiesi occupa un posto particolare, essendosi posto come il centro della rivolta antifeudale che scoppiò nella Sardegna settentrionale alla fine del Settecento.All’interno del centro abitato si segnala la bella chiesa cinquecentesca di Santa Vittoria in stile aragonese. Da visitare anche la grotta “Sa Korona?, presso Monte Majore: in posizione piuttosto nascosta, risulta profonda oltre due chilometri (fra le maggiori in Sardegna) e al suo interno sono stati ritrovati i resti di una comunità preistorica.
Il territorio di Thiesi
Altitudine: 204/730 m
Superficie: 63,83 Kmq
Popolazione: 3165
Maschi: 1569 - Femmine: 1596
Numero di famiglie: 1168
Densità di abitanti: 49,58 per Kmq
Farmacia: via Umberto, 1 - tel. 079 886007
Guardia medica: (Castelsardo) - tel. 079 470272
Carabinieri: via Antonio Sassu, 1 - tel. 079 886001
Polizia municipale: piazza Autonomia, 1 - tel. 079 476070

FotoGallery



Storia

TIESI, grossa terra della Sardegna nella provincia di Alghero, capoluogo di mandamento, sottoposto al tribunale di prima instanza di Sassari. Comprendeva-si nella curatoria di Cabudabbas, dipartimento dell’antico regno del Logudoro.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 32', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 24'.

Siede sopra i termini meridionali del monte Pèlao, prossimo all’angolo col lato di ponente, sopra un piccol pianoro, e resta riparato dall’austro, e dall’ostrosirocco per il monte di Kelemule, che dista m. 1, e da greco-tramontana per il monte Manno, che levasi sul piano del Pelao in forma bene distinta di cratere vulcanico, come è la medesima distinta nella sommità di quello di Kelemule. Altre due eminenze, Barrato e Peiga, lo coprono dal settentrione.

Rimanendo il paese scoperto dalle altre parti è molto ventilato.

Il suolo, dove stanno le abitazioni è secco, l’umidità è di rado sentita, solo ne’ tempi piovosi. È rarissima meteora la nebbia.

Vi nevica quasi in tutti gli anni, ma per poco, e il nevazzo è subito sciolto. Le tempeste devastatrici e spaventose sono così rare che fanno epoca.

Le vie del paese sono larghe e le più anche diritte. La Carrera manna (via grande), che traversa il paese, si incurva in semicerchio. Alcuni tratti delle medesime sono selciate, in altri la roccia servirebbe di lastrico, se fosse appianata, ed empita ne’ vacui.

Vi sono molte casette di bell’aspetto, e alcune abitazioni grandi, belle, comode e ben arredate.

La strada provinciale di Alghero, che si dirama dalla grande strada centrale nel punto di s. Maria di Cabuabbas, e passa per Tiesi, si sviluppa in questi dintorni in un modo, che non è facilmente giustificabile, perchè a mio credere sarebbesi risparmiato molto lavoro, se la linea si fosse condotta nella falda boreale del m. di Kelemule. Tiesi se gli sarebbe potuto unire per un piccol tratto di strada.

La detta strada provinciale serve in alcune parti per le passeggiate, massime dove essa procede nella valle di ponente in luogo ameno e riparato da’ venti freddi sino alla punta di Scala di rena, dove sgorga una fonte di limpida acqua perenne, e dove venendo la medesima dalla sua diramazione, passa presso la chiesa di s. Maria de Seunis, situata in luogo eminente e signoreggiante un’altra amenissima vallata, detta Valle Serena, piantata a viti, ad alberi fruttiferi e a specie ortensi.

Territorio di Tiesi. La sua superficie totale non eccede forse le 18 miglia, ponendo la sua maggior lunghezza di 6, e la larghezza compensata di 3. La figura è allungata, ristretta alle estremità di levante, allargata a quella di ponente. Il paese trovasi, dove i suoi confini sono gli uni agli altri più propinqui.

La superficie è piuttosto montuosa, e questo è evidente da che non si trovano bassi piani.

Ma i monti di Tiesi sono essi altipiani, che in un tempo formarono uno stesso suolo, o tavola. Noteremo i più cospicui fra essi, e primo fra gli altri

L’altipiano del Pelao, nella cui sponda, come abbiamo indicato, siede questo paese, e prossimi al medesimo i due piccoli pianori già nominati di sopra: quindi quello che è più vicino a questi dalla stessa parte, e dicesi m. de Gheja (monte de Ecclesia), perchè posseduto dalla chiesa del luogo (la parrocchiale).

Susseguono poi cinque pianori diseguali, ma paralelli anche per una quasi costante distanza reciproca comune.

Il primo è lungo 3/4 di miglio ed è molto sottile.

Il secondo meno lungo del precedente, ma un po’ men sottile.

Il terzo e il quarto neppure eguagliano il miglio.

Il quinto eccede il miglio e mezzo, ma esso pure ha come i precedenti un dorso pochissimo largo.

Il sesto è lungo miglia 2 1/2, ed è largo, dove più, 3/4 di miglio.

Il quinto sarebbe più lungo se non fosse un’interruzione tra esso e un pianoretto che tiene all’austro; come sarebbe pure del quarto, per altro piccol colle, che resta da lui separato alla stessa parte.

A ostro-sirocco del terzo e del quarto levasi il pianoro detto di Montemaggiore, nel quale apresi la famosa grotta, in cui ai centuplicati lumi delle fiaccole vinte le tenebre, si ammirano le più belle e bizzarre concrezioni calcaree.

Lascio il monte Miti che resta a miglia 1, e a greco del predetto pianoro, per considerar le valli.

La valle di settentrione, sulla quale appoggiano le loro pendici boreali i sei predetti altipiani, è lunga miglia 5, larga nella parte superiore 1, nella inferiore 1 1/2 inclinata a ponente-libeccio: quindi

Le vallate intermedie degli altipiani, larghe quasi tutte di un mezzo miglio.

Acque. Intorno all’abitato si hanno quattro sorgenti, e servono agli usi domestici. Forse sarebbe facile di condurne alcune in mezzo al paese, e formarvi una fontana pubblica; ma quel municipio è ancora lungi da provvedere al modo più facile e comodo, con cui i popolani possano satisfare ai loro bisogni.

Nelle altre regioni del territorio si trovano molto frequenti le vene di acque ottime, e alcune di una notevole copia, le quali generalmente vanno inutilmente disperse, come avviene di novecentonovantanove millesimi delle poche acque che scorrono per il dorso dell’isola. Forse un millesimo è di una ragione esagerata.

Il Tiesese è percorso nella linea ostro-settentrione per miglia 3 e più dal primo e più lontano rivo del fiume torritano. Le sue prime fonti sono nelle pendici contro greco del monte Ferulosu, che appellasi pure monte Rugiu alla sua estremità settentrionale.

Le altre acque di questo territorio, quelle segnatamente che discendono nella indicata valle settentrionale, formano il secondo de’ primi due rami del Temo, e voglio dire il ramo orientale, che si unisce all’occidentale dopo miglia 6 1/2.

Quelle fonti che versano da’ valloni degli stessi pianori verso ostro formano due altri rivi che costeggiano le ripe occidentali ed orientali di Monte-maggiore.

Nelle acque del primo rivo torritano, quando nel-l’estate si interrompe il suo corso, si prendono anguille eccellenti.

Ne’ tempi piovosi gonfiasi, e se non fosse per il ponte costruttovi dal comune i contadini non potrebbero andare ai loro lavori; in altri tempi erano ritenuti talvolta due o tre giorni.

In altri tempi certe regioni, dove ancora se ne ritrovano indizi, erano selve ghiandifere mescolate di specie cedue; ora in pochi punti vedonsi vegetare, riuniti in notevole numero, i ghiandiferi con gli olivastri e altri, dopo i continui incendiamenti che faceano i pastori, e l’arbitrio de’ tagli, che avevano tutti pagando pochi soldi per così dire.

Ne’ luoghi incolti i cacciatori possono trovare de’ daini e cinghiali, ma tante volte in tutta una giornata non possono prendere uno di questi capi. Le lepri e le volpi si trovano però dappertutto, come le pernici, i colombi selvatici, e molte altre specie. Si fanno caccie clamorose da brigate di cacciatori, e caccie mute da un solo che si appiatta nel luogo, dove la bestia passa nella notte per andare alla fonte o al pascolo.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si dicono numerate poco avanti in Tiesi anime 2887, distribuite in famiglie 670 e in case 615.

Si notarono poi in uno ed altro sesso, ne’ vari periodi dell’età, le seguenti parziali:

Sotto gli anni 5, mas. 227, fem. 221; sotto i 10, mas. 211, fem. 188; sotto i 20 mas. 286, fem. 271; sotto i 30, mas. 186, fem. 193; sotto i 40, mas. 169, fem 176; sotto i 50, mas. 184, fem. 183; sotto i 60, mas. 94, fem. 122; sotto i 70, mas. 48, fem. 65; sotto gli 80, mas. 27, fem 22; sotto i 90, mas. 8, fem. 5; sotto i 100 mas. 1.

Si distingueva poi secondo la condizione domestica il totale de’ mas. 1441, in scapoli 879, ammogliati 520, vedovi 42; il totale delle femmine 1446, in zitelle 799, maritate 516, vedove 131.

I numeri più probabili del movimento della popolazione sono di matrimoni 25, nascite 90, morti 50.

Le malattie per cui frequentemente si soccombe sono le infiammazioni del torace nell’inverno, le febbri perniciose nell’autunno.

I tiesini, che si distinguono nel mantener le antiche consuetudini, non poterono tutti essere dissuasi da mantenere l’antico vestiario nazionale, e non pochi uomini di età portano ancora il loro cojetto, con tutte le altre parti che accompagnano quel pezzo principale, e più appariscente. Le donne del popolo seguono l’antica moda, e amano il colore giallo nella gonnella di panno, dal quale sono nei paesi vicini riconosciute fanciulle o donne di Tiesi. Il petto copre-si in parte da un busto di velluto o di altra stoffa di color arbitrario, e un giubbonetto (su coritu) con le maniche, nell’inverno. Il velo è di scialletti, o di tela bianca.

Quando sono in gala, allora le gonnelle gialle cedono a quelle di scarlatto, il busto di velluto a quello di broccato in oro od in argento; lo scarlatto serve anche di giubbone, nelle cui maniche pendono e suonano sei od otto grossi bottoni sferici di filagrana d’argento o d’oro con molti anelli, bei pendini e collane di corallo incastrate nell’oro o nell’argento, che si posano sul mezzo petto nudo, sopra i bottoni d’oro o d’argento, che chiudono la camicia ricamata sulle mammelle.

I tiesini si sono sempre mostrati insofferenti della servitù, e nella insurrezione contro i baroni furon i più ardenti nemici de’ medesimi. Essi promossero la confederazione tra i villaggi che voleano l’emancipazione, e quando il governo dopo le belle promesse operò tristemente, essi insorsero di nuovo domandando giustizia, e non tacquero se non oppressi dalla violenza delle armi, perchè il loro paese fu assalito come una terra nemica ed espugnata.

Bisogna però dire di molti fra essi, che mentre amano e domandano giustizia non la serbano essi stessi, e poco rispettano gli altrui diritti, e il principale, quello della sicurezza personale e reale.

Nelle morti non è ancora del tutto abolita la pietosa antica costumanza di onorare i defunti, cantando le loro lodi, e piangendo la sua sorte. Eppure si è fatta anche qui contro tal uso una guerra acerba da’ preti, che lasciavano pure sussistere e fomentavano le più pazze superstizioni, onde aveano guadagno.

Quando nasce un figlio o una figlia in una famiglia, e si è dato il battesimo, si fanno lietissime veglie di danze e giochi, e si termina in un banchetto.

I popolani amano molto la danza, e non solo ballano nel carnevale e nelle feste popolari, ma usano di radunarsi tutti i dì festivi in una piazza e ballarvi, cominciando dalla festa di Pasqua, sino alla domenica che precede la stagione della mietitura.

Professioni. Secondo le differenze di queste, i tiesini si distribuiscono in diversi corpi: gli agricoltori, che sono il massimo numero, perchè tra grandi e piccoli, tra proprietarii, giornalieri e garzoni, non sommano a meno di 650; i pastori, che parimente tra grandi e piccoli, proprietari e garzoni non sono meno di 130; i muratori circa 22; i ferrai 18; gli scarpari 12; i sarti 8; i negozianti e pizzicagnoli 14; i cavallanti che trasportan le derrate 20.

Sono poi a numerare notai 10, medico 1, chirurghi 2, flebotomi 4, farmacista 1; quindi preti 14, frati 18.

Dello stato dell’agricoltura e della pastorizia, ragioneremo poi sotto la propria rubrica, ed ora accenneremo qualche cosa sopra i mestieri, i quali sono in quello stato di rozzezza che si può supporre, ma con qualche eccezione, essendo tra essi alcuni che impararono l’arte in qualche città. Così tra’ ferrai ve n’ha alcuni i quali sanno fare de’ lavori gentili, mentre gli altri servono appena passabilmente gli agricoltori formando i loro istromenti o accomodandoli. Parimente ne’ falegnami alcuni riescono a formare mobili degni di sale civili, gli altri servono ne’ lavori grossolani, fabbricano sedie, cassoni, carri, istromenti agrari, e nel tempo delle vendemmie riattano le botti. Non pochi di costoro in tale stagione escono fuori del paese; spargendosi ne’ luoghi, dove i proprietari di vigne han bisogno della loro opera, e dopo la vendemmia continuano a viaggiare da un luogo all’altro per accomodare o fare de’ mobili, de’ quali quando partono dal paese conducono seco un carico. La stessa distinzione ripetesi sopra i muratori, a’ quali si devon aggiungere i tagliatori di pietre da costruzione, e quelli che fanno la calce, i mattoni, i tegoli.

La razza de’ notai, che non da molto fu colpita di sterilità, è qui numerosa. Alla coda di questi vanno i letterati, cioè quelli che hanno un po’ studiato, e inetti o svogliati a continuare negli studi se ne ritornarono nel paese, dove non fanno alcuna utile professione, perchè non voglion degradare la loro dignità di letterati, facendo l’agricoltura o qualche mestiere.

Resta ancora alcuno de’ flebotomi dell’antico conio, che senza studio e senz’altra pratica, che del salasso e della rasura, si chiamano medici, e vi esercitano le funzioni con una sufficienza pari alla profondissima ignoranza.

In Tiesi sono dieci famiglie nobili, alcune delle quali comprarono ne’ tempi passati il diploma di nobiltà, meno per superbia di elevarsi sopra gli altri, che per calcolo, e voglio dire per esser privilegiati di portar minori gravezze, e non sottostare alla superba signoria del feudatario.

Nelle 670 famiglie che si suppongono comporre la popolazione di Tiesi, più di 560 sono proprietarie. I proprietari più notevoli del paese non sono più di 32.

Famiglie indigenti. Sono rarissime, come pure si vedono rarissimi i mendicanti.

Scuole primarie. Il numero dei fanciulli che vi interviene non sorpassa la sessantina. L’insegnamento non si fa certamente nel modo prescritto, tuttavolta non pochi uscirono da questa scuola per andare a quelle di Alghero e di Sassari a incominciarvi lo studio della grammatica latina.

Non si può dire precisamente quanti sieno nel paese che sappian leggere e scrivere; ma non andrò molto lungi dal vero se li porto a soli 40, escludendo però i preti, i frati, e quelli che hanno officio civile o liberale. Si è già dato l’esempio in molti luoghi della Sardegna di scuole serali, ma non sappiamo se esso sia stato imitato in Tiesi.

Le donne lavorano assidue. Non v’ha casa che non abbia il suo telajo, e forse non meno di 400 sono in movimento la maggior parte dell’anno per lavorar le tele e il panno. Se si sieno introdotti telai moderni e ruote da filare nol sappiamo, ed è più probabile che no, perchè non si voglion dimettere le antiche maniere in nessun rispetto. Un falso ragionamento potè persuadere molti ad abbandonare la moda antica e razionale di vestire, un giusto ragionamento non può convincerli della utilità che sarebbe in adottare metodi migliori nelle arti.

Agricoltura. Dicesi tra gli agricoltori tiesini che il loro territorio è più idoneo alla pastura, che alla cultura, e la gran ragione degli stupidi è questa, perchè il loro agro non è così piano come un Campidano; ma chi ben conosce le cose, vede che se essi sapessero conoscere i terreni, i siti, e avessero quell’arte che non poterono imparare, quella diligenza nel lavoro, che manca, non avrebbero a invidiare altre regioni fertilissime in cereali.

Egli è dunque perchè non sanno coltivare i campi, e perchè sono negligenti nel lavoro, accade che i solchi non producano molto, non già per poca benignità della natura.

La seminagione che si fa ordinariamente in Tiesi, comprende le seguenti quantità di semenza, di grano star. 2400, d’orzo 500, di fave 100, di ceci, fagiuoli, lenticchie, piselli, ed altri legumi quasi altrettanto.

La semenza del grano rende ordinariamente e in comune il 7, dell’orzo il 12, delle fave e de’ legumi dal 10 al 25.

È da pochi anni che si è introdotta la coltivazione della meliga, e se n’è conosciuta l’utilità. Se ne seminano ora starelli 40, e se ne raccolgono 5000.

Abbiamo indicato degli orti nella valletta sotto la chiesa di Seunis, e dobbiam dire che se ne trovano in altre parti, dove può farsi irrigazione. Le specie vi prosperano e i frutti sono gustosi.

Vigne. Il vigneto è estesissimo, e nella massima parte ben situato. La sua vegetazione è vigorosa, e si ha gran copia di grappoli che maturano bene e danno ottimo mosto.

La quantità del mosto che raccogliesi in un anno basterebbe per la consumazione di tre, se si bevesse tutto nel paese, e non se ne facesse un grande smercio nei paesi d’intorno.

Si hanno più di 16 varietà di uve tra bianche e rosse, o nere. Il vino comune è molto pregiato, e tra’ gentili più degli altri il moscato.

Una certa quantità del mosto si cuoce per sapa, ed una notevole quantità di vino si brucia ne’ lambicchi per acquavite, la quale i popolani prendono per conforto nel primo mattino, massime in stagioni fredde e umide.

Fruttiferi. Questi sono di molte specie e varietà, e produttivi di frutti gustosi. Il numero de’ ceppi si può computare di circa 25000. Non sappiamo se tra le altre specie si trovi il gelso, e se siavi intenzione di coltivare questo lucrosissimo ramo d’industria.

Chiudende. Mentre in altre parti dopo l’editto del 1821 si chiusero moltissime terre e si formavano de’ latifondi, in Tiesi appena alle già esistenti se ne aggiunsero 5, perchè il feudatario si opponeva o con formale rifiuto, o influendo nel consiglio comunitativo. Forse dopo cessata quella influenza si è potuto cingere una parte di quell’amplissimo territorio, ed i proprietarii hanno aumentato le terre di cultura, e assicurato il pascolo al loro bestiame, o procacciatosi un guadagno con permettere l’ingresso ne’ loro pascoli a’ branchi altrui.

Pastorizia. I pascoli sono abbondanti per ogni specie, e solo scarseggiano verso l’autunno, quando ritardano le pioggie. Alla abbondanza corrisponde la bontà.

Il bestiame manso dei tiesini componesi di buoi 550 per il servigio dell’agricoltura e pel carreggio; di vacche mannalite 50, di cavalli 230 per sella e per basto, di giumenti 570 per la macinazione, e di un piccol numero di majali.

Si educa una gran quantità di pollame pel servigio della famiglia, o per venderne i prodotti.

Il bestiame rude numera segni di pecore 60 e capi 4400, segni di vacche 40 e capi 1800, segni di capre 45 e capi 2500, segni di porci 60 e capi 3750, segni di cavalle 30 e capi 300.

Pascolano nelle regioni incolte e boscose dal novembre alla primavera, indi entrano nel maggese, e dopo la messe nelle stoppie, cioè ne’ campi segati.

In tanta estensione incolta abbandonata al pascolo non era che una sola famiglia pastorale ben veduta dal feudatario, alla quale fu permesso di chiuder delle terre e formarsi delle tanche, e stabilirvi una specie di cascina.

In qualche invernata, in cui sieno scarsi i pascoli del tiesese i vaccari e i pecorari passano nella Nurra pagandovi però il pascolo.

La veterinaria vi è perfettamente sconosciuta; ma meno de’ malori naturali nuocono a’ branchi la mancanza di pascolo e di ricovero nelle grosse nevate. Per questa ultima causa in tempo molto prossimo a noi morirono a un sol proprietario in due giorni più di 4000 capi di bestiame grosso e minuto. Questo fatto si racconta anche oggidì, se ne accerta la vera causa, e tuttavolta, mentre nel paese non mancano persone assennate e che hanno de’ mezzi, nessuno ha pensato a preparare un ricovero al suo bestiame e preparargli un po’ di fieno almeno per quelle necessità estreme. Si abbandonano alla provvidenza nello stesso modo che sono abbandonati alla medesima i bruti.

Il prodotto lodasi come buono e si vende a’ negozianti di Sassari, Alghero e Bosa.

Della cultura delle api pochi si occupano, e perdono così un prodotto che potrebbero avere con poche spese e cure.

Commercio. Abbiamo già indicato i tre punti, nei quali mandano i tiesini le loro derrate; sebbene non si possa tacere che la massima parte si manda in Sassari.

Quanto ottengasi dalla vendita di tutti i frutti agrari e pastorali, e dalle manifatture grossolane che abbiamo accennato non si può notare in una cifra media determinata; ma è però probabile, che si approssimi il totale alle ll. 200,000.

Religione. I tiesini sono sotto la giurisdizione del vescovo d’Alghero.

La chiesa parrocchiale dedicata alla v. e m. santa Vittoria, e architettata con semplicità ha sette cappelle compresa la maggiore. Ne’ due cappelloni sono due dipinti relativi alla santa, ne’ quali si vuol trovare merito d’arte, come pure in quello della cappella di s. Francesco, patronata dalla casa Gambella, che rappresenta il crocifisso tra il detto patriarca e la Maddalena.

Il campanile è ben elevato con l’orologio e tre campane.

La sacristia è provveduta a sufficienza, ma senza lusso.

La parrocchia è amministrata da un rettore, che suole avere coadiutori nella cura delle anime altri due

o tre preti. Le chiese minori dentro il paese sono le seguenti; La chiesa di s. Antonio di Padova, patronata dalla

casa Flores-Delitala;

La chiesa di s. Croce, officiata da una confraternita di ottanta soggetti;

La chiesa della B. V. Maria delle Nevi, antichissima, e che come porta la tradizione fu parrocchiale di Tiesi prima che in esso si radunassero gli abitatori de’ villaggi del suo territorio già spopolati e caduti. Trovasi in sul confine dell’abitato verso austro, ed oggi serve in vece di camposanto;

La chiesa di s. Filippo Neri, patronata dalla famiglia Flores, piccola ma ben costrutta e sufficientemente dotata;

Il fondatore di questa chiesa fondava anche una commenda nell’ordine Mauriziano per la sua famiglia.

La chiesa di s. Sebastiano, ufficiata da’ frati cappuccini, situata verso il greco del paese.

Il convento di questi religiosi fu eretto nell’anno 1701 ed è abitato da 18 frati tra sacerdoti e conversi. La fondazione fu fatta con spontanee obblazioni de’ popolani, e la manutenzione continua con la limosina.

Nella chiesa si può indicare il simulacro del santo formato nell’alabastro. Potrebbe questa materia essere stata dedotta dalla grotta di Monte-maggiore, che abbiamo accennata; quindi i dipinti che rappresentano la Giuditta e s. Carlo Borromeo.

La festa principale di Tiesi e veramente popolare occorre nella solennità di s. Gioanni Battista, alla quale intervengono molti dai paesi vicini per visitar gli amici, e per godere dello spettacolo della corsa de’ barberi e de’ fuochi artificiali.

Dopo questa è a notare quella di s. Sebastiano, verso il quale si manifesta una gran divozione e fiducia per andar preservati dalla pestilenza.

Fuori del paese sono altre tre chiese;

S. Michele, in distanza di 5 minuti;

S. Gioanni Battista, non di molto più distante; La SS. Vergine Maria di Seùnis, già mentovata, e lontana di un quarto d’ora.

Questa ha due cappelle, è ben provveduta di arredi sacri e frequentata da molti divoti. Vi si festeggia per la Natività.

In altri tempi furono altre chiese rurali, che erano state parrocchie di paesi distrutti. Abbandonate in seguito caddero ed ora appena di poche si conosce il sito ed il titolare.

Alla distanza di un’ora nel luogo, dove era stata la popolazione di Ibilis, appajono le rovine di due chiese, una dedicata a s. Benedetto, l’altra a s. Demetrio.

Di Ibilis abbiamo memoria nel Fara, che fu un paese della curatoria di capo d’Acque, che alla sua età era già da lunghi anni deserto. Pare che anche Seunis fosse un’antica popolazione.

Il P. Aleo aggiunge a Ibilis le ville di Sustana, Magoris, Nurighe e Friu, come contenute entro la circoscrizione del suo territorio. Pare che anche in Seunis sia stata antica abitazione.

Antichità. Nel territorio di Tiesi sono riconosciuti 17 nuraghi, i più de’ quali sono in gran parte distrutti.

I più notevoli sono: il nuraghe majore posto sopra un grosso ed alto scoglio con ingresso secondo la statura ordinaria, e con una circonferenza di circa metri 35.

Il nuraghe Fenestras posto sopra una punta quasi inaccessibile, composto di massi enormi, ha vicinissimo un altro scoglio di pari altezza, tra i quali è un gran sasso, che credesi posto dalla mano di quei potenti fabbricatori de’ nuraghi e che serviva di ponte a passar da uno nell’altro.

I rimanenti nuraghi sono nelle regioni dette: Terra de padru, Ràsiga-Ràsiga, Mesu-e-roccas, Sa giaga dessa Lea, Su eredu, Sa mura (il quale è intero), Pabis, Monte dessa domo, Runaghe, (nuraghe) curtu, Monte-picinnu, Monte Sulos, Monteforte, Monte Frimmaghe, Monte Coa.

In lontananza di un quarto d’ora nelle falde del monte sulla quale è il paese vedonsi tre aperture, che danno accesso a quelle cavernette scavate, di cui spesso abbiam fatta menzione.

La prima ha tre camerette quadrate, alte metri 1,20; la seconda ne ha cinque successive della stessa altezza; l’ultima ne ha due in forma di forno.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Thiesi
6/9 Settembre: Madonna di Seunis
20/24 Giugno: San Giovanni
23 Dicembre: Santa Vittoria